Gli indici azionari etici o socialmente responsabili (Sri) si sono sviluppati da diversi anni un po’ in tutto il mondo per offrire un riferimento a chi intende investire in Borsa secondo i criteri della responsabilità sociale e ambientale d’impresa. Confrontati con gli indici tradizionali, rappresentano una misura del rendimento che la finanza etica può offrire rispetto a quella tradizionale.

Infatti per investimento responsabile (IR) si intende la pratica in base alla quale agli obiettivi tipici della gestione finanziaria, cioè l’ottimizzazione del rapporto tra rischio e rendimento in un dato orizzonte temporale, vengono affiancate considerazioni di natura ambientale, sociale o di governance (ESG – environmental, social, governance).

Lo strumento più tipico attraverso cui gli investimenti responsabili vengono realizzati è il cosiddetto screening, che consiste nel selezionare i titoli da inserire in un portafoglio finanziario attraverso l’analisi del comportamento delle società emittenti secondo criteri ESG. La selezione viene fatta in base a dei criteri che possono essere negativi (o di esclusione) e/o positivi (o di inclusione). Con criterio negativo si intende una condizione, o una serie di condizioni che, ove si verifichino, comportano l’esclusione della società in esame; si tratta quindi di una limitazione della libertà di acquisto da parte di un gestore che si impegna a non investire in determinate aziende e in determinati settori che presentano problematiche di ordine ESG come per esempio produzione e commercio di armi, produzione e distribuzione del tabacco, ecc. Si applicano, invece, criteri positivi, quando la selezione dei titoli comprende aziende per le quali sia prassi consolidata l’applicazione di comportamenti socialmente responsabili, di codici etici di comportamento e di codici di corporate governance.

La Global Sustainable Investment Alliance stima che nel 2014 il mercato globale degli investimenti sostenibili ammonti a oltre 21.300 miliardi di dollari.

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