I veri sconfitti della guerra di liberazione in Italia

 

A 14 anni dall’uscita di Il sangue dei vinti, Giampaolo Pansa torna agli eventi a lui cari del conflitto civile italiano con un nuovo libro, Il mio viaggio tra i vinti (Rizzoli), un itinerario compiuto insieme alla compagna di vita ed ex sindacalista Adele Grisendi sulle tracce di coloro che, indipendentemente dallo schieramento politico, subirono tragicamente le conseguenze dello scontro fratricida dopo l’8 settembre 1943.

Perché non furono solo o soprattutto i repubblichini, i “neri”, a essere sconfitti e morire tragicamente. Anche antifascisti cattolici e socialisti e persino comunisti perdettero la vita in un gioco perverso di alleanze e opportunismi.

Un orrore che non risparmiò la popolazione femminile: tante innocenti spesso coinvolte solo da legami di parentela con il “nemico”.

Due volte vinti sono i partigiani delle Garibaldi riparati in paesi dell’Est, per sfuggire alla giustizia italiana del dopoguerra. Molti di loro finirono rinchiusi in gulag disumani come Goli Otok, l’Isola Calva, dove il maresciallo Tito torturava i suoi ex compagni colpevoli di essere rimasti fedeli a Stalin. E infine ci sono le vinte. Madri, figlie, sorelle, mogli colpevoli di avere un famigliare fedele a Mussolini e alla sua Repubblica. Accusate a torto di essere spie dei tedeschi e umiliate, stuprate, uccise.”

Giampaolo Pansa
Giampaolo Pansa, Il mio viaggio tra i vinti